22 maggio 2011

Renzi-Gnassi, su Facebook è parità

La competizione tra i due candidati Sindaco al Comune di Rimini Andrea Gnassi (PD) e Gioenzo Renzi (PDL) si svolge anche a suon di "amici" sul noto social network Facebook, strumento al quale entrambi dedicano diversi post al giorno. La situazione. Alla vigilia del voto, più precisamente il 12 maggio, Renzi batteva Gnassi 3685 "amici" a 3344. In una successiva rilevazione post 1° turno del 20 maggio alle ore 19,00 situazione capovolta: Gnassi superava Renzi: 3888 "amici" per il candidato del centrosinistra contro i 3815 del candidato del centrodestra. Alla mezzanotte di sabato 21 maggio, i due contendenti a Palazzo Garampi sono in  sostanziale parità: Renzi 3947 - Gnassi 3948Facebook appassiona non c'è che dire e se misurare gli umori del popolo del web all'interno del noto social può fornire qualche informazione, l'indicazione che arriva è chiara. Lo spoglio sarà da cardiopalma e questo sarà un ballottaggio storico per Rimini, il ballottaggio dei ballottaggi. 

I numeri del 1° turno.
Per l'elezione diretta del Sindaco e rinnovo del Consiglio Comunale 2011 domenica 15 e lunedì 16 maggio scorso su 113971 elettori hanno votato in 77286 con un affluenza pari al 67,81%, 143 le sezioni scrutinate. A Gioenzo Renzi sono andati 26075 preferenze, 28449 ad Andrea Gnassi, con una differenza a favore del candidato di centrosinistra pari al 3,17% sul totale dei voti validi. Nei loro programmi scarsa l'attenzione circa le modalità attuative di un  piano straordinario di rilancio per l'economia locale. Infine sui numeri, 472 (0.61%) le schede bianche, 1809 (2.34%) i voti non validi.

Tutti i risultati.

12 maggio 2011

Una nota di demerito a entrambi e che vinca il migliore


Il candidato per il centrosinistra
Andrea Gnassi
foto http://www.andreagnassi.it/
Entrambi vogliono cambiare la città in cui sono nati e per farlo hanno messo in campo tutti gli argomenti possibili. Nella corsa a Palazzo Garampi per lo scranno di primo cittadino nel Comune di Rimini i due favoriti alle prossime elezioni amministrative del 15 e 16 maggio sono Gioenzo Renzi, classe 1946 e Andrea Gnassi, classe 1969, sostenuti rispettivamentei da PDL e LEGA il primo, PD e altre liste il secondo. Chi dei due vincerà? Qualche osservazione sui loro programmi elettorali.



Gioenzo Renzi, sostenuto da Pdl e Lega
rappresenta il candidato di centrodestra
foto http://www.gioenzorenzi.it/

Per quanto riguarda il primo punto, Renzi e Gnassi la pensano più o meno allo stesso modo. Renzi dice di volere "una macchina comunale, trasparente, efficiente, al servizio di cittadini ed imprese". Gnassi parla, invece, di "Casa Comune" dove ci sia "sintesi, trasparenza e concretezza". Notare come Renzi usi il termine "macchina" e Gnassi quello di "casa". Da queste due differenti modalità c'è, a mio avviso, l'anima di questi due candidati. Chi li conosce meglio di me potrà confermare o smentire. La mia impressione è che Renzi sia un po' più il "freddo calcolatore", come dire, dominato dalla razionalità del "sì o no", binario. Il secondo appare più "caldo", più umano, più emotivo, più romagnolo. Non è una differenza da poco.

Ma andiamo avanti.

Al secondo punto del programma eletttorale di Renzi troviamo il tema della Famiglia mentre per Gnassi la priorità è "La città". Qui notiamo una rottura tra le priorità dei due candidati. E che differenza! Il terzo punto di Renzi riguarda "Rimini Capitale del Turismo e dell’Impresa Turistica" mentre per Gnassi è "La città altruistica e della conoscenza; welfare come cultura, cultura come welfare".
Al quarto punto Renzi nel suo programma propone la "valorizzazione del Centro Storico e Rimini come città d’arte" mentre per Gnassi arriva il momento dell'economia: "impresa, lavoro, con uno slogan che mi piace molto: "un unico progetto di sviluppo". Interessante poterlo approfondire. Al quinto punto Renzi propone il cavallo di battaglia di sempre: mobilità e parcheggi. Gnassi pensa invece che sia bene occuparsi di "energie rinnovabili e servizi primari per uno sviluppo nuovo". Il sesto punto di Renzi ruguarda "Rimini città di parchi, giardini e piste ciclabili" mentre Gnassi prevede "Rimini sicura: la legalità come valore civico".

Gnassi si ferma, Renzi prosegue con altri tre punti. Con il settimo "recupera" rispetto al collega Sindaco il tema "Rimini città sicura", con l'ottavo punto Renzi cita in maniera esplicita la questione della "città universitaria, creativa ed imprenditoriale". Infine, con il nono punto, Renzi cavalca il tema "Rimini città dello Sport".

Qualche curiosità web-oriented. Come si presentano i due candidati all'esame della google-mania? Inserendo nome e cognome nel noto motore di ricerca Renzi batte Gnassi: 22.400 risultati, il primo,   9.610, il secondo. Quanto alla loro presenza sul principale social network, Facebook, Renzi ha 3685 "amici", Gnassi 3344. Ottimo risultato per Renzi, avrei giurato il contrario e con una differenza ben più ampia vista la generazione di Gnassi. Se l'elettore dovesse scegliere il candidato Sindaco per la persuasione comunicativa in Internet Gnassi sarebbe certamente favorito. In rete si presenta con un sito moderno, graficamente ben impostato e ordinato, agile nella consultazione, con una sezione video non male. Il candidato del centro-sinistra presidia il più professionale social, Twitter, anche se con soli 35 follower. Renzi, è rimasto indietro su tutta la linea. Almeno nella forma, certamente non sui contenuti. Navigare per credere.

Una nota di demerito va a entrambi. Non penso si possa costruire una città con una qualità della vita "alta" senza che le persone godano di una vita lavorativa e attiva soddisfacente. La crisi ecomica, lo sappiamo, ha morso le caviglie a tutti. Mi sarei pertanto aspettato al primo posto nei programmi un piano di sviluppo  economico straordinario, dettagliato, fattibile. Il famoso "chi, fa cosa e quando". Per intenderci: meno rotonde, più lavoro. Ma di questo non c'è nulla. Finchè non si decide di metter mano alla questione occupazionale Rimini non sarà mai, a mio parere, una città coesa e competitiva, bensì frammentatata e iniqua. Insisto su questo perchè penso che Rimini, al contrario di altre città, grazie al Turismo e non solo, possa tranquillamente ambire alla piena occupazione, anche di qualità. Detto questo, in bocca al lupo, e che vinca il migliore.

28 aprile 2011

Il Montescudino c'è, buona lettura!

E' uscito il 17 aprile scorso nelle edicole della provincia di Rimini il primo numero de Il Montescudino. La redazione è composta da un team di giovani redattori residenti nel comune di Montescudo e di età compresa tra gli 11 e 20 anni coordinati dal sottoscritto. Con il supporto di differenti figure professionali, l’obiettivo che ci siamo posti è permettere ai ragazzi di conoscere meglio la realtà in cui vivono indagandola con gli strumenti del giornalismo: notizie, intervisite e approfondimenti.


Il Comune di Montescudo nell'ambito del progetto cofinanziato dalla Regione Emilia Romagna " In piazza senza problemi: capire intervenire prevenire" e attraverso la realizzazione de Il Montescudino intende realizzare un coinvolgimento diretto dei giovani adolescenti di Montescudo in un processo di riflessione collettiva sul paese. L’azione, di respiro triennale si propone, in particolare, di promuovere attività di responsabilizzazione dei ragazzi e delle ragazze di Montescudo verso i beni e gli spazi pubblici. Il progetto verrà attuato nel triennio 2010/2012 e si prevede l'uscita de Il Montescudino con tre numeri nel 2011 ed altrettanti nel 2012.




Per informazioni e contatti:
Anna Salvatori
Resp. Area Amministrativa – Comune di Montescudo
Piazza Municipio, 1 – 47854 Montescudo (RN)
Tel. 0541/864014 – Fax. 0541/984455
e.mail: info@comune.montescudo.rn.it

23 aprile 2011

Sto leggendo "Le cose che devi sapere"

"Avevano trovato la perfezione dell'amore riflesso. La natura stendeva il suo tappeto sotto i loro piedi, il mondo ricordava loro che erano giovani e che c'erano tante cose nuove che li attendevano, tante cose belle, e che la vita avrebbe potuto realizzare qualunque promessa si fossero scambiati. Stavano guardando oltre le porte del paradiso, e nessuno si affrettava a chiuderle."

di John MacKenna (ed. Piemme, euro 16,50)

30 marzo 2011

Tutti i nodi vengono al pettine: quando c'è il pettine

Gerardo Bombonato. Foto Pasquale Spinelli
Il problema è serissimo. Ha fatto bene a  ricordarlo il presidente Gerardo Bombonato all’assemblea annuale dei giornalisti dell’Emilia-Romagna che si è svolta il 26 marzo scorso a Bologna. «In Italia - ha detto infatti Bombonato - gli iscritti all’Ordine sono circa 110mila, ma solo 25mila fanno la professione e di questi 14mila in modo stabile». La categoria - si legge nel resoconto pubblicato sul sito dell'Ordine - è costituita da un esercito di free lance sfruttati e sottopagati e forse per questo si sono persi per strada l’accuratezza, la verifica, l’approfondimento e il rispetto per le persone. Un’indagine di Astra, commissionata dall’Ordine lombardo, rivela che i giornalisti italiani sono considerati, nella migliore delle ipotesi poco comprensibili, nella peggiore, bugiardi e corrotti.

Cosa fare quindi? Il fatto che l'Ordine regionale abbia creato una Fondazione (la prima in Italia!) per la formazione professionale degli iscritti mi pare un ottimo inizio. Chi mi conosce sa come suggerissi da tempo questa possibilità. Ora si tratta di crearne i contenuti e un modello operativo. Il prossimo passo dovrebbe essere rivolto al reperimento delle risorse finanziare per sostenere i costi e i compensi per i giornalisti più meritevoli e meno tutelati che lavorano alle inchieste ad alto "valore aggiunto" per l'opinione pubblica. Informare correttamente rimane l'unico vero scopo del giornalismo. La leva principale dovrà essere "spendere" sul mercato l'autorevolezza dell'Ordine che si dovrà porre, pertanto, come "garante" della qualità delle inchieste stesse. Non è facile fare tutto questo. Occorre coraggio e determinazione unitamente all'intenzione di voltare davvero pagina. L'Emilia Romagna è "avanti" in tanti settori, potremmo rompere uno schema anche in tal senso?

Il giornalismo inteso come "cane da guardia" ha ancora tanto da dire e da fare. Lo dico con lo spirito costruttivo dell'ultimo (ma non ultimissimo) degli arriviati. Tutti i nodi vengono al pettine: quando c'è il pettine. Disse Leonardo Sciascia.

Il resoconto della giornata QUI

E' on line 'ultimo numero della RIVISTA

28 marzo 2011

L'università del vicino è sempre più verde

Studenti all'estero. Immagine tratta da Google
L'Università in Italia è in crisi, lo sappiamo. La  Riforma Gelmini sta tentando di traghettare il nostro mondo accademico  fuori dalla palude. Le cose da fare sono tante, dalla governance, alla ricerca fino all'eliminazione degli atavici "vizi", anche degli stessi studenti che, ad esempio, considerano l'Erasmus alla stregua di una mera vacanza all'estero e il diploma universitario come un traguardo (quando invece è un semplice punto di partenza). In questo video il Dr. Mauro Degli Esposti docente di tossicologia presso l'Università di Manchester (vent'anni fa tra i peggiori atenei in Inghilterra ma che oggi compete con Oxford) introduce VIA-Academy, un'organizzazione no-profit formata da accademici e professionisti italiani. Interessante cogliere la loro esperienza, c'è anche un prezioso "suggerimento" su come procedere. Chissà se verrà accolto, in Italia.

Il loro sito QUI

16 marzo 2011

Buon compleanno Maestro!

Tonino Guerra

Oggi Tonino Guerra compie 91 anni. Auguri Maestro! Più volte l'ho sentito argomentare e raccontare su poesia e bellezza. Trovo che sia  una persona davvero unica. Tonino Guerra nasce in Romagna, più precisamente a Santarcangelo di Romagna, il 16 marzo 1920. Nel tempo ha costruito un rapporto particolare con Pennabilli (fino al 2009 in provincia di Pesaro-Urbino ora Pennabilli è nella nuova provincia di Rimini ) dove ci sono luoghi fortemente voluti e desiderati dal Maestro  come L'Orto dei frutti dimenticati, Il Rifugio delle Madonne abbandonate, La Strada delle meridiane, Il Santuario dei pensieri, L'Angelo coi baffi, Il Giardino pietrificato.

Auguri di cuore quindi a Tonino Guerra e, su Pennabilli, pubblico alcune mie recenti foto.

Per il resto QUI.





6 marzo 2011

Ferrovie non dimenticate


Due locomotive al Deposito di Rimini (Foto Chiericozzi)

Nella IV^ Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate anche Rimini ha fatto la sua parte. Diverse le iniziative in città e nella vicina Repubblica di San Marino. Da queste parti le ferrovie hanno davvero fatto la storia dell'economia e del lavoro. Rimini, infatti, è stata sin dalla fine dell'800 un polo ferroviario di primaria importanza. Adriavapore ne ha ricostruito la storia sottolineando come nel 1906 al deposito di Rimini risultassero già assegnate ben 33 locomotive fino a diventare 105 nel 1918. Purtroppo la Seconda Guerra Mondiale azzerò gran parte del prezioso lavoro svolto fino ai primi anni Trenta del '900.

Il Deposito Locomotive  di Rimini si raggiunge facilmente a piedi in 5-10 minuti con il seguente tragitto: occorre uscire dalla stazione ferroviaria, raggiungere il sottopassaggio che porta al mare e percorrere via Monfalcone (adiacente al Grattacielo). 

Maggiori informazioni qui:
www.adriavapore.it/index.html

5 marzo 2011

A ciascuno il suo modo di fotografare (e viaggiare)

di Antonio Politano *

Ogni viaggio è, nella sua essenza, un movimento da un punto a un altro. Geografico, di norma, ma anche interiore. Esistono modi di viaggiare innumerevoli, quanti i piedi che li portano in giro e gli occhi che osservano il mondo. Viaggiare è accostamento, ricerca, scoperta, approdo (più tappe che meta), vacanza, ozio, avventura. Fotografia, vuole l'etimologia, è "disegnare con la luce". Un modo di riorganizzare e fermare - in un fotogramma - l'esperienza di un momento, una porzione del mondo che ci circonda, attraverso una combinazione di tempi e diaframmi, volumi e atmosfere. Documento, simbolo, immagine che si ferma nella memoria. Parte da un desiderio di conoscenza, diventa sforzo di interpretazione, possibilità di raccogliere sensazioni e riportare a casa un racconto per immagini di attimi di vita (l'istante decisivo caro a Henri Cartier-Bresson), dei ricordi forti di circostanze vissute da trasmettere eventualmente ad altri. È un mezzo di espressione e comunicazione di forza enorme, un linguaggio universale che supera barriere di lingua e cultura.

Per chi viaggia lo scenario, in questi anni, è cambiato. C'è stato l'11 settembre, l'acuirsi di molti conflitti, l'avanzamento della società globale, l'incremento delle mescolanze e contaminazioni tra culture, l'esplosione di Internet, il consolidamento del viaggio come valore e comportamento diffuso. Il mondo è vasto e multiforme, da scoprire di persona altro che web o tv. Appena fuori casa o lontano, dietro l'angolo o altrove. Quanto più possibile leggeri, lenti, indipendenti. Consapevoli di esportare modelli, produrre impatto. Rispettosi dell'ambiente, naturale e culturale, di cui si entra temporaneamente a far parte. Responsabili, permeabili. Aperti all'incontro, all'ascolto, alla sorpresa. Turisti-viaggiatori consci di essere visitatori occasionali, di passaggio, con valigie o zaini, alla ricerca di esperienze, orizzonti di bellezza, panorami di senso.

* Giornalista e fotografo
http://www.antoniopolitano.com/

3 marzo 2011

Chi si pavoneggia è fisso come un paracarro

Mons. Gianfranco Ravasi
 Mons. Gianfranco Ravasi è coraggioso e nella sua rubrica Mattutino del quotidiano Avvenire di oggi chiama in "causa" Aldo Grasso, una delle firme più importanti del Corriere della Sera. Riporto l'articolo qui sotto, trovo che sia  davvero molto interessante. Ci sono parole che entrano nel nostro linguaggio. Alle volte con cognizione di causa; ma in altri casi è possibile perderne completamente il senso. In qualche modo possono arrivare anche nel profondo e "modellare" la nostra vita. La parola che il noto biblista e teologo cattolico ci propone è "percorso".

Un percorso.
di Gianfranco Ravasi

"Oggi tutto è un percorso. Lo sconosciuto che partecipa a un reality sostiene di aver fatto un percorso. Il delinquente in galera è sottoposto a un percorso di recupero, come il tossico. La vita di coppia è un percorso, di guerra e di pace. Due genitori che intendono adottare un figlio devono compiere un percorso affettivo. Leggere un libro è un percorso di lettura. Di solito, però, chi si riempie la bocca della parola «percorso» non si smuove mai dalle sue convinzioni. Dei miei molteplici «percorsi» di lettura, mi rimangono spesso tracce in note, ritagli, appunti che dopo mesi di giacenza cestino. È così che mi è tornato tra le mani (ed è stato salvato) un frammento di rivista ove era conservata questa osservazione pungente del principe dei nostri critici televisivi, Aldo Grasso (che certo -auto-ironizzerà- su questa definizione che gli assegno). La verità che ci propone è, a mio avviso, duplice e utile a tutti, anche a chi non fa «percorsi». Innanzitutto egli ci mette in guardia contro l'uso degli stereotipi. È terribile, ma quanto più diventa rarefatto il nostro linguaggio, tanto più lo si inzeppa di luoghi comuni, di cliché banali indotti dalla moda soprattutto televisiva (e questo vale anche per il comportamento). Occorre una purificazione della comunicazione dalle parole -nere-, ossia vacue e fatue, scimmiottature di replicanti. Ma c'è un'altra verità ed è quella esplicitata da Grasso: chi si pavoneggia per i suoi «percorsi» in verità è fisso e inamovibile come un paracarro. Chi ricerca autenticamente non lo ribadisce a ogni passo; la creatività non ha «percorsi» scontati, ma è fatica nell'analisi, originalità nelle indagini, umiltà anche nel tornare indietro se la strada è errata. Non è imitazione di un tic o di una moda, ma è rischio, interrogazione, impegno serio e severo.

Tratto da www.avvenire.it del 2 marzo 2011.





26 febbraio 2011

La parola ai cittadini

Sono a Bologna in viale Aldo Moro 50 sede della Regione Emilia Romagna. Qui 200 cittadini emiliano romagnoli (tra cui il sottoscritto) stanno partecipando ai lavori per la realizzazione del nuovo Piano Regionale Integrato dei Trasporti 2010-2020 della Regione Emilia Romagna. I gruppi di lavoro sono complessivamente sette. Il focus group a cui partecipo è "Sicurezza nella mobilità. Diritti doveri, paure e pericoli quando ci muoviamo". La sessione è facilitata da Vanesssa Siebezzi. L'assistente Maurizo Dall'ara. Il clima della discussione è sereno. Siamo in sedici provenienti da differenti città della regione. Sono l'unico dalla provincia di Rimini. C'è ampia rappresentanza di genere, professione ed età. Elementi importanti per la discussione. Registro molto fermento per un effettivo cambiamento in mobilità, logistica e trasporti.

Seguirà un aggiornamento sull'esito del lavoro e gli sviluppi dell'intera iniziativa molto ben organizzata dalla Regione Emilia Romagna. L'evento persegue i principi della recente legge regionale 3 del 2010 per promuovere la democrazia partecipativa e l'inclusione del parere dei cittadini nei processi decisionali pubblici.

Presenti per i saluti e la presentazione dei temi di discussione l'assessore alla Programmazione territoriale Alfredo Peri e Paolo Ferrecchi direttore generale Reti infrastrutturali, Logistica e Sistemi di mobilità. Sta moderando l'incontro Andrea Pillon di Avventura Urbana.

 
Maggiori informazioni qui:


23 gennaio 2011

Etica e fotogiornalismo

Non avrei mai pensato prima di infilarmi in questo testo a quante sono, in realtà, le questioni inerenti etica e fotogiornalismo. Ferdinando Scianna (foto) espone  in maniera esemplare l'argomento. Con uno sguardo molto originale e ficcante se non altro perchè Scianna vive totalmente il suo tempo e il grande passaggio culturale dal "vecchio" al "nuovo" modo di fare giornalismo. Nel testo (edizione Electa pagine 74, 2010, euro 19,00 ) ci sono numerosi esempi e si susseguono differenti considerazioni in generale sul mondo della comunicazione. Il testo scritto è fino a pagina 36. Poi ci sono tutta una serie di immagini che esemplificano taluni concetti. Dopo averlo acquistato sono andato subito alle immagini. Poi a distanza di mesi ho letto il testo e  rivisto le foto. Tutta un' altra cosa. Scianna spiega molto bene che cosa accade, spesso, prima dello scatto. Ci sono fatti che dire raccapriccianti è poco.  Mi sento di consigliare alla grande questo testo. Ferdinando Scianna è un maestro. Etica e Fotogiornalismo la classica  pietra miliare. Non solo. Scianna svela numerosi retroscena legati al presente. Questioni, evidentemente, aperte da tempo. Chi c'è dietro il sistema dei media?

15 gennaio 2011

Il mare che non ti aspetti

Il mare Adriatico è un mare straordinario a molti sconosciuto. I riminesi Marco Affronte, Michele Marziani e Roberto Venturini  ne tracciano il profilo nella puntata di Impatto Ambientale andata per la prima volta in onda domenica 9 maggio 2010 alle ore 13,30 sulle frequenze di Icaro Rimini Tv dal titolo "Il mare Adriatico e il grande Po: stato della crisi e opportunità". 

Link al video.

Abstract della nona puntata di Impatto Ambientale.

Come coniugare lo sviluppo delle attività in acqua e la protezione dell'ambiente marino? Quello che il Mare Adriatico ha subìto dagli anni Settanta in poi è il classico esempio di sviluppo non sostenibile. Si è quasi definitivamente compromesso un ecosistema e, di conseguenza, le attività ad esso connesse. In primo luogo la pesca. Che non è stata in grado, lei stessa per prima, di rispettare il ciclo di vita ed il ritmo naturale presente ai vari livelli della catena alimentare di un mare straordinariemente ricco di vita. Sarebbe stata necessaria una maggiore regolamentazione. Ma questo non è accaduto. C'è poi la questione degli sversamenti a mare di acque nere provenienti dal sistema fognario. Un problema irrisolto nonostante le battaglie iniziate nei primi anni Novanta. Ma c'è il nuovo Piano generale delle fognature del Comune di Rimini. Si troveranno le ingenti risorse economiche necessarie per realizzarlo? Si tratta, ai costi storici, di circa 900 milioni di euro. Il doppio, se attualizzati, secondo una recente stima della Direzione riminese del Consorzio di Bonifica della Romagna. Intervista al Direttore Virgilio Buffoni. Sull'attività investigativa, di prevenzione e per il contrasto degli illeciti in materia ambientale, le segnalazioni da parte dei cittadini agli organi di polizia svolgono un ruolo molto importante per il buon esito delle indagini. Anche l'Arma dei Carabinieri ha specifiche competenze in materia. In provincia di Rimini è quindi possibile fare riferimento al personale delle Stazioni presenti su tutto il territorio provinciale in grado di attivare, se necessario, gli uomini del N.O.E il Nucleo Operativo Ecologico con sede a Bologna (tel. 051/553200 e.mail noebocdo@carabinieri.it). Intervista al Capitano Giuseppe Bennardo, Comandante del Nucleo Operativo Ecologico N.O.E di Bologna.


8 gennaio 2011

Poesia e recensione

La poesia non è parte della mia vita. Eppure mi ritrovo, talvolta, a cercarla. Forse inconsciamente. Così eccola, arriva, in qualche modo si presenta. Come in questo caso con Ti amo della poetessa peruviana Gladys Basagoitia (nella foto) che racconta di un amore  vero, profondo, violento, voluto, sofferto. Per meglio comprendere il profilo della Basagoitia, in fondo alla pagina, un link con una recensione di Caterina Camporesi.


Ti Amo

Dolcissimo perdonami le ombre i segni mortali del domani 
tutta la luce che non possiedo 
l’assenza del chiarore dell’infanzia che mi lasciò smarrita prima molto prima di incontrarti. 
Io vorrei aghi eterni stellati e con profonda tenerezza trafiggerti di gioia e di piacere. 
Io vorrei intrecciarmi al tuo sorriso al fulgore che da non molto ci allaccia da pupilla a pupilla. 
E mentre le colline si distendono nella linea del sole e gli uomini predicano la pace fra violenze inaudite io sono triste infinitamente triste ma ti amo con l’amore che sboccia dalle più profonde radici con la presenza del miracolo che vive e mi fa vivere alla tua presenza. 
Demoni violenti mi assalgono al pensiero del tempo che ignaro prosegue alle nere catene della nascita e della morte fissate inesorabili nella storia nello spazio in tutto quello che pur non volendo siamo. 
Ma ti amo con ferma ribellione sebbene oggi la luna è quel malocchio luminoso che mi deride e ci sono pugnali che dal passato e dal futuro inchiodano le mie viscere. Non voglio impadronirmi del tuo spazio. Io sono qui un piccolo corpo che racchiude splendide emozioni sogni fantastici che mi innalzano dalle macerie. 
Io sono qui così povera e così ricca senza pretese. Nulla vorrei chiederti e ti amo caparbiamente mentre questa notte abbraccio soltanto ombre mentre questa notte io brucio al tuo ricordo e ti cerco nel sogno.


RECENSIONE
di Camporesi Caterina
http://farapoesia.blogspot.com/2010/12/su-danza-immobile-di-gladys-basagoitia.html


BIOGRAFIA E BIBLIOGRAFIA

Gladys Basagoitia Dazza è nata a Lima (Perú), è biologa e vive da tempo a Perugia. È stata premiata più volte in Perú, Brasile e Italia in concorsi di Poesia nazionali e internazionali: ha pubblicato anche in Argentina, Messico, Stati Uniti, Nicaragua, Portogallo. Sue poesie si trovano in: «Fiera Letteraria» (n. 18, 1971), L’odore dei Limoni (Guerra Ed., 1994), Memorie in valigia (III antologia del concorso Eks&Tra, Fara, 1997), Parole oltre il confine (IV antologia del concorso Eks&Tra, Fara,1999), I poteri delle donne (Comitato Internazionale 8 Marzo, Perugia, 2000), Connessioni (a cura di M.C. Landi, Firenze, 2002) e altrove.

Ha pubblicato: La zarza ardiendo (Editorial Thesis, Perú, 1964), Peces ebrios (Editorial Istituto Cultural Peruviano-Giapponese, 1969, Premio J.M. Arguedas, Lima), Otra vez sobre el viento (Editorial Poemas del camino, Miami - U.S.A., 1967), L’Infinito amore (Città di Castello, 1986), Donna eros (Quaderni contro l’inverno, Perugia, 1992), Selva invisibile (F. Fabbri Ed., Perugia, 1997), Il sorriso del fiume. Racconti d’infanzia e del Perú (Comitato Internazionale 8 Marzo, Perugia, 1995), Polifonia (Edizioni Tracce, Pescara, 2000), Mujer eros (Ediciones Flora Tristán, Lima, 2001), Aguafuerte (Ediciones Flora Tristán, Lima, 2003). Con Rêverie ha recentemente vinto il premio Nuove Scrittrici di Pescara: la silloge sarà pubblicata nel prossimo anno da Edizione Tracce.


5 gennaio 2011

Dimissioni

Diminissioni prima che sia troppo tardi. La direzione Riotta al Sole 24 Ore (da marzo 2009) ha portato una diminuzione delle vendite del quotidiano di Confindustria pari a oltre 50 mila copie. I minori ricavi sono stati valutati  in 16 milioni di euro. Non solo. Gianni Riotta  (nella foto a sinistra con il suo predecessore Ferruccio de Bortoli) da fine 2010 ha completamente stravolto l'inserto cultura della domenica dello stesso quotidiano, il Domenicale, in assoluto uno dei "luoghi" d'incontro più alti per gli intellettuali di questo Paese  realizzando, a mio modo di vedere, la più brutta operazione di restyling nella storia dell'editoria italiana. Un altro crollo, questa volta silenzioso, della cultura in Italia. Il bilancio evidenzia una perdita di 52 milioni di euro nel 2009. 

Aggiornamento del 27/01/2011.
Il Cda il 21 gennaio 2011 ha approvato il piano 2011-2013 per lo sviluppo dell'azienda. Previsto un deciso intervento sul versante dei costi. Malumori sulla direzione di Gianni Riotta.

Aggiornamento del 05/02/2011.
È pesantemente sfavorevole al direttore Gianni Riotta il risultato del referendum indetto dalla redazione del «Sole 24Ore»: il 70% dei giornalisti gli ha negato la fiducia, ha reso noto il comitato di redazione. Dei 268 aventi diritto sono stati 244 i votanti (pari al 91,04%). Hanno votato a favore 67 persone ( 27,46%), contrari 171 (l 70,08%). Sei le schede bianche o nulle. Un risultato diametralmente opposto a quello che aveva accolto il neodirettore al suo esordio, il 20 aprile 2009: allora avevano votato 244 su 285 aventi diritto (pari all’85,6%) e Riotta aveva ottenuto il gradimento con 199 voti a favore (81,5%) e 28 contrari (11,47%). La decisione di sottoporre la direzione al voto di fiducia era arrivata mercoledì, al termine di un’assemblea in cui la redazione aveva dichiarato sciopero immediato contro «lo scambio tra 70 esuberi e taglio delle retribuzioni», proposto dall’azienda secondo il cdr. Ma per l’azienda - che smentisce gli esuberi - si tratta di una riduzione di benefit. Tratto da http://www.ilgiornale.it/

L'andamento del titolo a Piazza Affari con chiusura a 1,420 euro del 27/01/2011 (Fonte: http://www.borsaitaliana.it/)



2 gennaio 2011

La stampa che vorrei

di Marcello Veneziani

Il mal’anno a mezzo stampa. Il 2010 ci ha lasciato un governo ammaccato, un’opposizione stracciata, un Paese avvilito. Il tutto incartato nelle pagine dei quotidiani che ne hanno drammatizzato il quadro. L’anno appena concluso ha visto infatti i giornali non semplici testimoni ma protagonisti e ispiratori della lotta politica e della vita civile e incivile del nostro Paese. Veniamo da un anno di veleni a mezzo stampa. Veleni efficaci se si considerano gli effetti che hanno avuto sulla politica, sui poteri, ma anche in edicola, per reagire alle vendite boccheggianti. A dimostrazione che i nuovi media non hanno affatto soppiantato l’importanza strategica, benefica e malefica, della carta stampata. Sono ancora i giornali a formare in primo grado l’opinione pubblica del Paese. Proviamo allora a tracciare un bilancio di come si presenta oggi, a inizio anno, la stampa italiana. Il quadro d’insieme, che somiglia a un bollettino di guerra, si presenta così: ci sono vari giornali decisamente orientati verso il centrosinistra e le opposizioni, guidati dal gruppo de la Repubblica; in versione più foderata, ci sono Stampa e Sole 24 ore e, in versione più radicale, Il Fatto, il Manifesto, l'Unità, più una galassia di minori. A fianco ci sono Il Messaggero e il Mattino di Caltagirone, inclinati a sinistra, ma vicini a Casini. Poi ci sono alcuni giornali oscillanti tra l’equidistanza e l’opposizione, come il Corriere della Sera, che il direttore e pochi editorialisti cercano di tenere neutrali ma la proprietà, la redazione e le firme fanno propendere per il centrosinistra o almeno il terzo polo. Quindi ci sono i giornali favorevoli al centrodestra, come il Giornale, Libero e Il Tempo. Infine varie testate locali e regionali, alcune semiclandestine, con finanziamento pubblico, più fogli amatoriali (come Il Foglio e, in parte, il Riformista). Quanto conta la proprietà, e i suoi interessi, sulla linea dei giornali? Conta tanto, è inutile negarlo. Per i giornalisti la differenza di fondo è chiara: c’è chi scrive su un giornale perché ne condivide la linea e c’è chi invece segue la linea del giornale perché vi scrive. Il primo sposa convinzioni, il secondo sposa convenienze. Questa è la vera linea di confine etico e deontologico tra liberi e servi.

Ai due estremi ci sono i giornalisti d’assalto, inviati di guerra in tempo di pace. Con scarponi, machete e tuta mimetica. Ma la novità è l’estremismo di grandi giornali che hanno sposato anche linee eversive, di aperto appoggio alla piazza e agli assedi, alle campagne violente e all’uso militante, contundente e distorsivo dei commenti e dei fatti. La Repubblica, ad esempio, andrebbe studiata nel passaggio da giornale radical snob (visto che chic è usurato, e snob vuol dire sine nobilitate) a giornale da caccia all’uomo, imperniato sul razzismo etico verso il nemico e la guerra civile semi-fredda tra due Italie che si schifano. Lo dico senza nulla togliere alla qualità di alcune firme e di alcuni articoli.

A questi giornali d’opposizione in tenuta da guerra, hanno risposto a tono i giornali filogovernativi, con titoli aggressivi e campagne di stampa di pari veemenza. La differenza è che i primi sono rimasti intoccabili e incensurati, i secondi sono stati sanzionati e denigrati come macchine del fango. Dopo un anno di esondazioni, il merdometro segna ora livelli di guardia. È difficile sopravvivere a questo clima senza essere schiacciati dal brutale obbligo di schierarsi e insultare. Ma il mal’anno è finito. Lasciamo ai giornali corsari il compito di continuare la battaglia con toni guerreschi, senza ergerci a giudici di nessuno e senza scagliare la prima pietra. Ma le stagioni cambiano, urgono svolte e ritorni di stile. Lo dico al Giornale fondato da Indro Montanelli, il Montanelli dei primi 84 anni, non quello degli ultimi 8. Il Giornale non può essere un quotidiano corsaro, non può sovrapporsi a Libero, anzi, è bene che si differenzino. Auguri a Feltri che segue, com’è giusto, il richiamo del sangue e della foresta. Libero è suo figlio, e i figli - anche a nord, come dimostra Bossi - so’ piezz’e core. Il Giornale, invece, ha una storia, dev’essere un primo giornale, e non un secondo giornale di guerriglia. Chiaro e deciso nei suoi orientamenti, ma più sobrio e rigoroso nei toni, capace di raccontare fatti e non solo versioni, inchieste e non solo campagne, contenuti e non solo titoli, commenti e non veleni. Un Giornale liberamente e criticamente schierato. Un Giornale che esce dalla pubertà e riprende il filo sommerso del suo stile. Se i giornali sono lo specchio del Paese che cambia, il Giornale dovrebbe rispecchiare in modo spigliato, non sbracato, la nuova Italia di centrodestra nelle sue varie anime: moderata, conservatrice, liberale, tradizionale, cattolica, nazionale. Tante Italie non sempre coincidenti ma convergenti nel gusto di non allinearsi al canone ideologico prevalente nella stampa italiana. Un’Italia col gusto di leggere, che ama la cultura e non la disprezza, che rispetta le leggi e lo Stato ma non rinuncia a essere critica verso chi, nel nome delle leggi o dello Stato, fa carne da porco del diritto e dei beni pubblici. Un giornale che esprime l’opinione della maggioranza, almeno relativa, del Paese e sostiene il governo, può essere anche ironico, vivace, paradossale e brillante ma non esagitato, aggressivo, brutale. Si può essere decisi ma eleganti, e si può essere chiari senza essere rozzi. Anche per concorrere a elevare la qualità di quel popolo, maggioritario nelle urne, minoritario nella lettura. E non solleticare la sua pancia, il suo basic instinct. Proposta per l’anno nuovo: via le corazze e le clavi dai giornali, almeno quelli non corsari. L’Italia, i lettori, il dio della stampa, ve ne renderanno merito.


Testo tratto da http://www.ilgiornale.it/ del 2 gennaio 2011

29 novembre 2010

Il Vittorioso

Chi è davvero Vittorio Feltri, in assoluto il direttore che negli ultimi anni ha fatto più parlare di sé, l'unico capace di trasformare ogni sua avventura professionale in un successo di mercato? In che modo riuscì a raddoppiare le vendite del «Giornale» dopo che Indro Montanelli l'aveva lasciato nel 1994? E perché trascorsi tre anni se ne andò a sua volta sbattendo la porta? Qual è il motivo per cui nel 2009 vi è ritornato? Ha applicato una ricetta segreta per salvare testate in crisi, come «L'Europeo» e «L'Indipendente», o per imporne di nuove in edicola, come «Libero»? C'era un unico modo per rispondere a questi e a molti altri interrogativi: costringerlo a raccontarsi nel suo stile scabro e privo di infingimenti. È quanto ha cercato di fare il miglior intervistatore italiano, Stefano Lorenzetto, che di Feltri è stato vicedirettore vicario al «Giornale». Ne è uscito un dialogo serrato, ricco di particolari inediti, in cui il famoso giornalista svela i retroscena delle sue dirompenti campagne di stampa (da Affittopoli ai casi Boffo e Fini-Tulliani), narra splendori e miserie del «Corriere della Sera», distilla giudizi su politici e colleghi, parla dei giornalisti che ha amato di più (da Nino Nutrizio, che lo assunse alla «Notte», a Oriana Fallaci, che una notte si fece viva con lui dall'aldilà). E soprattutto, per la prima volta, si mette a nudo, svelando i suoi dubbi, i suoi tormenti, le sue idiosincrasie, i suoi affetti privati.